Mi sveglio e anche oggi sono in Messico.
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| il Nonno Dino |
Sono messicani i primi a far la colazione, parlano poco loro nei vestiti colorati sulla pelle scura, però sorridono e si guardano ammiccanti.
Al mio arrivo mi si fanno incontro gentili e strafottenti come sempre.
Il Messico non è lo Yucatan, non è Città del Messico o il paradiso dei sub: non solo.
Il Messico è l’Italia dei tempi miei. E adesso che l’ho visto con i miei occhi, lo posso raccontare.
Con lo stecchino da denti al posto delle 60 sigarette al giorno, eccomi qui che guardo il mare da un tavolino sotto le palme - qui non si fuma, qui non serve fumare.
Con lo stecchino da denti al posto delle 60 sigarette al giorno, eccomi qui che guardo il mare da un tavolino sotto le palme - qui non si fuma, qui non serve fumare.
Sessantacinque anni, ripreso per i capelli da un infarto, ho deciso di partire per vedere Zipolite e Puerto Anjel, le spiagge sull’oceano di cui si fantasticava da ragazzi.
Queste spiagge sono piccole comunità di gente pacifica, la natura e l’uomo vivono per mano, il silenzio la cortesia e la calma sono gli ingredienti principali di questa ricetta di vita.
Questo mi pare essere un Messico vero, non quello per i turisti smaniosi. Per arrivare ho preso l’aereo il pullman e alla fine il coche – un’Ape stracolma di passeggeri attaccati ovunque: a me, però, persona anziana, mi hanno fatto accomodare dentro. Perché i messicani sono gentili, soprattutto fuori dalla metropoli.
La colazione sulla spiaggia, all’ombra delle palme con il mare come unico orizzonte, vicino e lontano. La frutta fresca, i pancake col miele, il caffèllatte – unica cosa che sa di casa – le facce assonnate del primo mattino son tutte facce sconosciute e amiche.
Passano le donne messicane con grandi ceste piene di mistero: una sbirciatina e vedo che vendono rosse cavallette fritte, pettini d’osso e pezzi di cioccolato grezzo.
Io sto qua, col mio stecchino tra le dita, sguardo lungo, sento i capelli che si asciugano velocemente, il sale mi tira la pelle, la frutta colorata mi fa tornare il sorriso, mi rinfresca l’anima.
Dietro – come passaggio d’arrivo e di partenza, come limbo di tempo fra il paradiso e la terra – la foresta di palme. Ieri notte facevano il solletico alla luna piena. Ora mi sorridono protettive guardandomi le spalle, domani accompagneranno silenziose e quiete il mio ritorno alla realtà.
Mi rimetterò lo stecchino in bocca e me ne tornerò alla vita, quella del tempo e dello spazio.
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| le mie amiche palme |
Chissà se mi volterò indietro camminando tra le mie amiche palme… magari così non si accorgeranno che me ne sto andando.
Non ci vivrò a Zipolite, ma venendo qua mi son pacificato il cuore.


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