giovedì 8 settembre 2011

Di uomini e di donne | bicromatismo del quotidiano


Taci e sii bella | capitolo primo

Pare che un tempo l'uomo dicesse alla donna
“Taci e sii bella”
in momenti di dissenso, in momenti di impasse, sicuramente per togliersi d'impaccio in situazioni non gestibili con la ragione e l'eloquio e il confronto tra esseri, ma forse anche in momenti di normalità. Sicuramente perché gli era permesso.
Pare anche che la donna rispondesse con un sorriso gentile e condiscendente, forse invece rassegnato. Ma la rassegnazione, allora, non si nascondeva, faceva parte del gioco, rendeva belle le donne, attraenti a dispetto d'ogni altra dote, era IL valore aggiunto della femminilità. Le donne erano educate, erano sapientemente addestrate ad essere donne. Quelle donne. Quelle che si pensa sia donne. Quel ruolo, non quell'essere vivente.
Gheddafi strilla a gran voce
“Resisteremo, non cederemo, non ci vedrete mai in ginocchio. Noi non siamo donne.”
provocatorio come pochi ancora sanno essere, quando è più facile perché son vicini alla morte e quindi disposti a giocarsi le ultime violente prevaricazioni per sfiorare un apice altissimo di vitalità che forse, chissà, si pensano, li salverà dall'oblio del decesso. Decesso non solo fisico, decesso di potere, decesso di fama, decesso di libertà. Quella che questi uomini hanno e che noi innalziamo a vessillo del nostro vivere.
Togli il potere all'uomo e rimarrà una femmina spaventata e vendicativa. Togli il potere a una donna e rimarrà una donna.
Nessuno si scandalizza di parole violente non nella loro essenza verbale ma nella sostanza vitale. Nessuno grida nessuno si alza di scatto per ricompensare l'autore del pensiero bellico con uno schiaffo. E invece qui ci vuole uno schiaffo. Qui ci vuole una piccola violenza immediata ex abrupto per riportare il gioco alla giusta dimensione della dignità. Ma nessuno lo fa. Si pensano grandi battaglie, grandi lotte, in nome della grande umanità schiava ferita sfruttata. Me nessuno schiaffeggia un uomo per punire la sua beffarda affermazione nei confronti della prima metà del mondo – il sesso femminile.
Si alzano presto la mattina, questi uomini, per organizzare le bombe e i fucili che gli porteranno più petrolio più soldi più territorio, il potere insomma. Si alzano presto la mattina, questi uomini, si fanno forti delle infinite ore perpetuate a giocherellare tra di loro per avere il balocco più grande e magari anche quello più distruttivo perché così gli insegnano a divertirsi quando sono bambini, perché gli insegnano che così si affascina una donna o due o forse anche mille. Perché così la loro erezione può avvenire senza tanti sfregamenti fisici, gli son bastati quelli mentali del loro gigante ego. Mentre le donne tacciono e sono belle. Mentre le donne sono belle perché tacciono, e finché tacciono. E sa parlano perché sanno pensare e agiscono perché sanno cosa fare, è della loro bellezza che si discute. E' la copertina che le aspetta, non il libro di storia. Le donne non possono fare la storia. Fanno già i figli, se facessero anche la storia sarebbe la fine.
La fine di che?
Mi viene detto che un uomo non scoperà mai una donna potente per desiderio di potere, il potere di lei. Mai per avere un posto di lavoro. E se si scopa la propria direttrice, il proprio capo o il datore di lavoro (non si usa il femminile di questi ruoli, guarda un po'...) è come se giocasse all'infermiera e al dottore. Non sarà mai per ottenere vantaggi professionali o ruoli di rilievo. E sai perché? Perché non ne ha bisogno! Ancora, solo un gioco di potere. Ancora solo giochi perversi.
Dissacrando il potere altrui ci si assicura il ristabilirsi dei veri ruoli: il maschio è sempre sopra.  L'uomo è bravo di defualt
Però, come leggo e condivido: “il bancomat lo danno anche a noi donne, auto e stipendio-munite, donne capaci, proprio come uomini, di risentimento e meschinità, di chiedere oltre che dare”. Chiedere rispetto, chiedere condivisione, complicità e sostegno, chiedere di non essere zittite per essere belle. L'una cosa non esclude l'altra.


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