Il bruciagrassi | capitolo secondo
E
allora a volte capita di trovarsi faccia a faccia. Parlare indignarsi dirsi
cose belle. Confermarsi la stima, ri-darsi fiducia per gioia di ri-dare ciò che
già è forte e stabile, stabilito, confermato.
Pensieri
intensi che vengono dal profondo. Si va a scomodare il profondo a volte per
parlare a una persona. Non capita spesso, capita di rado. Ma quando si fa e si
può fare suona bene. Suona come un assolo di violino in un orchestra. A volte
non succede. Ma se trovi l'altro predisposto ad ascoltarti col cuore con le
antenne a parlarti col cuore con le antenne, ti senti a casa. Sentire l'affetto
senza pensarci, sentire la stima senza sopravvalutarsi. Son quelle piccole cose
che fanno la vita. Lo sai che c'è altro si dice si dichiara, se ne parla. Si
ammette la guerra in pace. Ma a volte funziona, così com'è. Semplicemente così
com'è.
Se ci fosse amore lo
sentiresti – ti dici. Se ci fosse sesso lo sapresti. Ma non sempre il centro è
l'amore spesso non è il sesso. Cos'è che si cerca? La solitudine del ritorno?
La conferma della propria esistenza?
Nuove
porte che si spalancano. A volte nel non inseguire niente si trovano immensi
varchi luminosi che si aprono, che lasciano intravedere l'al di là. E sono
epifanie. Sono ritrovamenti. I bagliori si fanno reali, si sentono si vedono se
qualcuno ti afferma con perentorietà che si sentono si vedono. I bagliori vanno
seguiti, tenuti accesi.
L'uomo
che si dimette augurando alla propria azienda nuova e maggiore fertilità è un
Uomo. Non è il suo ruolo, tanto meno il suo lavoro. L'uomo che affonda la
propria azienda per restarci attaccato è il vile che senza quel ruolo scompare
nel nulla dell'incapacità.
L'incapacità.
Diffusa e manifesta si vende bene sotto le mentite spoglie dell'intraprendenza.
Sopravvalutata e istituzionalizzata, vive di lusso alla faccia dell'amor
proprio. L'onestà manca del tutto. L'onestà intellettuale, l'onestà per se
stessi e l'onestà come assoluto. Che non è non rubare non mentire è oltre tutto
ciò. È invisibile e trasparente. E' intangibile ma determina i destini.
Questa
onestà è uno stato vicino all'empatia, grandi assenti dall'attualità, dalla
realtà in cui viviamo rattristiti e che ci fa sentire diseredati.
Dovremmo
coltivare l'onestà e l'empatia nel nostro orto. E se nel vecchio orto non c'è
il terreno adatto, farne uno nuovo, col sorriso scintillante di gocce di
sudore. Perché sì, sarebbe faticoso molto faticoso, ma ci renderebbe il sorriso
dentro, il sorriso fuori. E col sorriso ogni cosa viene meglio.
Empatia
– non simpatia – e onestà dell'anima. Le prossime coltivazioni che forse ci
salveranno la vita.
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