mercoledì 7 settembre 2011

Di uomini e di donne | bicromatismo del quotidiano

Il bruciagrassi | capitolo secondo

E allora a volte capita di trovarsi faccia a faccia. Parlare indignarsi dirsi cose belle. Confermarsi la stima, ri-darsi fiducia per gioia di ri-dare ciò che già è forte e stabile, stabilito, confermato.

Pensieri intensi che vengono dal profondo. Si va a scomodare il profondo a volte per parlare a una persona. Non capita spesso, capita di rado. Ma quando si fa e si può fare suona bene. Suona come un assolo di violino in un orchestra. A volte non succede. Ma se trovi l'altro predisposto ad ascoltarti col cuore con le antenne a parlarti col cuore con le antenne, ti senti a casa. Sentire l'affetto senza pensarci, sentire la stima senza sopravvalutarsi. Son quelle piccole cose che fanno la vita. Lo sai che c'è altro si dice si dichiara, se ne parla. Si ammette la guerra in pace. Ma a volte funziona, così com'è. Semplicemente così com'è.



Se ci fosse amore lo sentiresti – ti dici. Se ci fosse sesso lo sapresti. Ma non sempre il centro è l'amore spesso non è il sesso. Cos'è che si cerca? La solitudine del ritorno? La conferma della propria esistenza?



Nuove porte che si spalancano. A volte nel non inseguire niente si trovano immensi varchi luminosi che si aprono, che lasciano intravedere l'al di là. E sono epifanie. Sono ritrovamenti. I bagliori si fanno reali, si sentono si vedono se qualcuno ti afferma con perentorietà che si sentono si vedono. I bagliori vanno seguiti, tenuti accesi.

L'uomo che si dimette augurando alla propria azienda nuova e maggiore fertilità è un Uomo. Non è il suo ruolo, tanto meno il suo lavoro. L'uomo che affonda la propria azienda per restarci attaccato è il vile che senza quel ruolo scompare nel nulla dell'incapacità.

L'incapacità. Diffusa e manifesta si vende bene sotto le mentite spoglie dell'intraprendenza. Sopravvalutata e istituzionalizzata, vive di lusso alla faccia dell'amor proprio. L'onestà manca del tutto. L'onestà intellettuale, l'onestà per se stessi e l'onestà come assoluto. Che non è non rubare non mentire è oltre tutto ciò. È invisibile e trasparente. E' intangibile ma determina i destini.

Questa onestà è uno stato vicino all'empatia, grandi assenti dall'attualità, dalla realtà in cui viviamo rattristiti e che ci fa sentire diseredati.

Dovremmo coltivare l'onestà e l'empatia nel nostro orto. E se nel vecchio orto non c'è il terreno adatto, farne uno nuovo, col sorriso scintillante di gocce di sudore. Perché sì, sarebbe faticoso molto faticoso, ma ci renderebbe il sorriso dentro, il sorriso fuori. E col sorriso ogni cosa viene meglio.

Empatia – non simpatia – e onestà dell'anima. Le prossime coltivazioni che forse ci salveranno la vita.

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