martedì 7 febbraio 2012

scintille e fusioni | ecco perché


C'è un silenzio intorno come se fosse notte fonda. Ma notte non è.
La neve ci ha rintanato tutti nelle case, in silenzio come in osservazione sospesa della realtà, del futuro prossimo. Tutta questa attenzione – occhi puntati dinamica attesa – genera un alone di magia che si spande un po' ovunque. Una magia ora allegra ora guardinga.

Una scarpa espone molto di più in senso di quantità di osservatori, decisamente meno per la potenza emotiva che getta d'intorno. Un ciak ti mette a nudo, una scarpa spesso ti riveste.
Sicuramente più intima è la situazione, talvolta talmente spudorata che non si perde totalmente il senso della vergogna, nemmeno del pudore. Si è giocatori in un gioco, si gioca o non ci siamo. Il nostro mestiere è un gioco, è creare magie dal nulla. E questa è una potenza inestimabile, infinita ed infinitesima. La vita è un'altra cosa. Appartiene ad un altro livello di realtà, decisamente superiore spesso anche qualitativamente, checché se ne possa dire. Il nucleo di 'vero' che si genera su un set è talmente travolgente che penetra ogni fibra ogni poro ogni respiro. Quella è la nostra realtà. Il resto è un dettaglio, necessario ma sempre un dettaglio. Non è una chiusura mentre evidentemente lo è. Per certo, non è l'unico mondo che vive stregato da se stesso. Il mondo dei sub, ad esempio: una realtà altra, gente normale e sana che già al pensiero di respirare sotto il mare si trasforma in uno spirito diverso, silenzioso e raggiante, di un fascino serioso che segue uno sguardo lontano. Il mondo dell'amore, anche, non sfugge a queste dinamiche atomiche. Si manifesta una sorta di misticismo in certe vite quando sono al massimo, un arco voltaico quando si incontrano o si scontrano nell'atto creativo. Scintille e fusioni. 
Ci sono regole tacite da rispettare, come in ogni gioco, e regole scritte. Le une spesso tradite, le altre, pure. I famosi 3 o 4 giorni si moltiplicano regolarmente in maniera esponenziale. Non c'è nemmeno più da stupirsi, si sa, è regola tacita. Frustrante, fastidiosa, purtuttavia contingente.  E il denaro, già tristo di per sé, raramente corrisponde.
Ma il gioco, il gioco è tutta un'altra musica. Facilmente assimilabile a una droga, talvolta prende talmente la mano che davvero ci si scorda di vivere. Mi disse una volta un grande sceneggiatore, uomo di un entusiasmo travolgente: “sai che stai lavorando quando ti dimentichi di pisciare”  oppure diceva quello “come faccio a far capire a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?” .
Ecco. Un po' così si vive. Ed è difficile vedere altro, è così inebriante e penetrante ed avvolgente che diventa tutt'uno con noi stessi, fluidi. E siamo tutti così, non c'è di che stupirsi. Probabilmente ci si nasce ci si cresce e chissà forse i più fortunati ne muoiono.
Normalmente, se così vogliamo dire, poi, accade che le persone frequentino e condividano con propri simili. E' tutto più facile, così, più immediato e naturale. Quindi non è poi tanto diverso un mondo da un altro. Cambia l'oggetto vissuto, il colore dell'attimo, la matrice della visione, ma la vita è vita sempre ovunque.
Siamo cerchi di esistenza, a volte ci scontriamo, a volte ci compenetriamo, a volte ci appoggiamo l'uno all'altro e rimaniamo tangenti, magari per tutta la vita.
3 febbraio 2o12

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