sabato 10 settembre 2011

il sogno e la vetta


C'è una differenza tra inseguire un sogno, e fare delle cose che si amano.
Un sogno, mentre si rincorre, è il sogno. Quando si realizza il sogno si arriva su un terreno strano, nuovo, atipico. E' come se non ci fosse più niente da fare, come se il tempo si fermasse, sospeso, e si resta quasi in attesa di altro. Ma spesso altro non arriva. Non subito, non previsto.
Perché si è in vetta, e oltre la vetta c'è il cielo, infinito sconfinato, diradato. E sotto tutto il resto, panorami immensi e rimpiccioliti dalla distanza, meravigliose vedute di ciò che si è già scalato. Rimane però qualcosa di sospeso, oltre al dolce un sapore di amaro in bocca, lieve e retrocesso, ma presente. Inconosciuto, da esplorare e nuovo al tatto. Acerba presenza, che non è ancora il futuro, l'altro da venire, ma fa parte del fatto del detto del sentito.
Nuove pulsioni non si odono ancora, vecchie pulsioni si sentono come echi lontani, e vanno via via sbiadendosi. Eppure ancora sono lì, tra il dentro e il fuori, adesso si mostrano non permangono soltanto immanenti nel dentro. Si estraneano si innalzano accanto e ti guardano. Si fanno guardare e ti osservano in uno scambio pacatamente confidenziale, come vecchi amici dallo sguardo fermo che sanno tutto senza senza dirsi più niente. Calmi, quieti, certi. Consci e contenti anche dell'amaro in bocca. Nel retro della bocca, in fondo in un angolo.
Rimane spazio per altri sapori, rimangono papille in attesa di sapide novità. O dolci ritorni di vita inaspettata e benvenuta. Che riappare, sempre nuova e manifesta.
Ma c'è un momento di vuoto che comunque si palesa, intercalazione del continuum. Non lo si può rifiutare o scansare o ignorare, perché fa parte del flusso in cui si va da sempre. Solo che lì il pieno si svuota, il bordone si affievolisce, si rallenta, si sospende quasi. Niente paura, allora. Rimanere fermi e morbidi nel fluire, aperti e difesi in attesa di nuove pulsioni di nuovo sentire di nuovo afferrare pezzi di azione - brani di vita da farsi. Ma ignoti, ancora inconsistenti, ancora informi. E la paura tremola, inesorabile al cuore umano.
La pausa spiazza, il sospeso sospende, il ritmo si spezza perché si fa silenzio che pare assenza. Invece, una volta accettato, il silenzio si mostra, ti sfiora la spalla per farti voltare a guardarlo: puoi cambiare direzione, la vita ti parla, cambiare sguardo, ascolta con occhi nuovi, qualcosa ti dice, mutare il respiro per farti contaminare dall'intorno. L'intorno si muta in un baleno, i bagliori son sospesi, il dentro si muta con calma e solo se riesce a prescindere.
Questo il rischio del sogno, questa la sua divinità. Questa l'apoteosi del percorso.
Andare a capo è oltraggioso, a volte. Ma si può fare, gli si può sorridere. E inizia un nuovo bagliore: vederlo e guardarlo apre lo sguardo a un'altra immensa parte di cielo, inesplorata e accantonata. Nuovi bagliori che aspettano, nuove scintille sbriluccicano intorno, magari lontane ma vive di nuova luce, cangianti ancora perché giovani ed attraenti: scintille non ancora consunte.
Questo è un flusso, non unico flusso, non solo fluire. Si sceglie all'inizio del tempo, si segue costante nel tempo, si pedina nel conflitto ed in pace. In tempi non sospetti, si è abbracciato senza porre condizioni. E il cielo visto dalla vetta, il mondo scorso rimpicciolito dall'altezza non sono altro che le meravigliose ricompense di un delitto perseguito in amore e fatica, con lacrime e sangue di quel sorriso interno che mai ci ha lasciato, miglior compagno di viaggio che potessimo trovare.
Altro cammino è il fare delle cose che si amano. Le pause son frequenti e minori, più brevi e sussultorie, spesso meno profonde. Non arrestano non inchiodano ma vanno in costanti aritmie leggere, piccoli soffi al cuore. Le cose che si fanno perché si amano son belle finché durano, poi smettono. Raramente smettono di essere belle, quasi sempre semplicemente cessano. Difficile che ti lascino solo, difficile sentirne l'abbandono come vuoto sarcastico dell'anima, difficile staccarle in valori ontologici sintetici perché parti integranti di un fluido mercuriale che mai penetra ma sempre scorre. Scivola ruzzola scappa e si ritrova. Sempre si ritrova. Su percorsi in discesa in ascesa percorsi immediati dati dall'attimo ed eccessivi per il perdurare dell'attimo stesso. Veri ogni volta, mai in cerca di verità: essa è congenita al permanere dell'attimo, all'innescarsi della scintilla, alla brevità del bagliore. Raramente menzogna vi viene riconosciuta, perché menzogna non v'è nello scorrere del tempo di vita.

Due anime dell'anima, due vie all'infinito, due strade per la morte, due bagagli di vissuto, due sguardi dal mondo.
Due nascite e due storie, due vite.
E allora
Le intersezioni siano mutevoli epicentri. I cambi di rotta siano i nuovi nati. La pura contaminazione sia il cibo più prelibato.

3 commenti:

  1. Faccio a meno di dirti che è un bel testo, lo sai da sola; mi limito alle critiche. Tanto sono attentissimo.
    E' un po' spiazzante la mancanza di continuità tra la prima parte, che è essenzialmente introspettiva, o meglio forse descrive sensazioni personali (di una persona) e la seconda, che invece d'amblé tuffa il lettore in quella che ha tutta l'aria di una specie di poesia "a due" (a meno che sia io ad avere equivocato completamente ed è facile, visto che mi capita spesso, specie con te). Lo dico/scrivo perché la dualità della prima parte è ben difficilmente leggibile come "due bagagli di vissuto", proprio perché sogni e attività si intrecciano nella nostra vita di ogni giorno, è una dualità solo teorica. E non sono "due sguardi".
    Quella seconda parte ha l'aria semmai di una specie di "brindisi" ottativo. Ma non nasce dalla prima parte.
    E lo so che in mezzo ci hai messo un bell'a capo doppio: non aiuta.
    Sto interpretando male?
    Allora, esperimento: sto provando a leggere e rileggere la seconda parte tentando di trarla dalla prima... In effetti ci si riesce, ma (a me) non viene naturale.
    Dài, sciogli il mistero.

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  2. nessun mistero - mister G.
    forse la mancanza di continuità tra le due parti che tu individui c'è perchè in realtà non sono due parti, nella concezione del testo. c'è solo un pensiero che fluisce tra un mondo ed un altro mondo, uno non esclude l'altro nè lo sostituisce o rimpiazza. convivono, coesistono, o per lo meno possono farlo.
    brindo invece al "brindisi ottativo" che è una definizione azzeccatissima per questo mio piccolo pensiero, per l'esplorazione di questi due mondi che ho cercato di fare. due sono due per rappresentare una molteplicità.
    scusa, ma devo citarmi per spiegarmi
    "E allora
    Le intersezioni siano mutevoli epicentri. I cambi di rotta siano i nuovi nati. La pura contaminazione sia il cibo più prelibato."
    perchè le intersezioni la contaminazione ed i cambi di rotta sono linfa vitale.

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    1. Dunque la linfa vitale viene dalle intersezioni e contaminazioni tra
      questi due percorsi di vita paralleli e distinti? I nuovi nati sono
      nuovi modi di fare intersecare e convivere tra loro queste due
      condizioni, questi due stati del nostro unico essere. In questo senso
      riesco a capire come la seconda parte discende dalla prima e la corona
      convertendola in un progetto di vita.
      Forse è questo che mi ha scombussolato...
      Anzi, prima aspetto che mi rispondi (e intanto rifletto e respiro),
      perché è inutile che continui se magari ancora una volta non ho capito
      una cippa.

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