venerdì 26 gennaio 2018

L’elegia del cerotto




Serendipity in azione. La scoperta del cerotto medicato.


            Quando sei a un certo punto del cammino, piuttosto consapevole dopo aver elaborato un po’ di cose di te e della tua anima, puoi cominciare a mettere cerotti invece che usare terapie farmacologiche allopatiche. La cura locale la si può fare, e si dimostra efficacissima, dopo aver un po’ riorganizzato il cubo di Rubik del nostro essere: allora si può intervenire sul dettaglio, sul particolare che ancora duole, si infiamma e ancora non guarisce. Si può smettere di generalizzare, di voler curare tutto l’essere intossicando e risconvolgendo ogni cosa ogni volta.
            Il cerotto l’ho scoperto grazie a un’amica nuova che me l’ha portato a casa, insieme a tabacco e prosecco, nei giorni in cui la mia schiena si era spezzata, bloccata, infiammata, impedendomi di muovermi e, vivaddio, di fare cazzate. Grazie mal di schiena. E grazie amica mia. Il cerotto medicato si applica sulla parte infiammata e dolente, e agisce, nonostante noi, nel suo tempo e silenziosamente. Certo, un po’ di sostanza se ne va a giro per l’organismo, tramite assorbimento, ma non saranno mai quantità elevate come quelle delle pastiglie prese per bocca. La sua azione è locale: agisce cioè principalmente solo lì dove c’è bisogno, concentrando la sua azione terapeutica in un punto di 10 cm quadrati circa, andando in profondità e, in qualche maniera, custodendo ed accudendo la parte che duole. Il cerotto medicato protegge, anche. La sua parte adesiva, ghiaccia marmata, si attacca alla pelle, volendo contenuta dalla retina di garza elastica che viene fornita assieme, e lì rimane. Sotto i vestiti, silenzioso e costante, il suo compito si svolge senza esibizionismi e senza essere invadente come una pasticca che percorre l’apparato digerente.
            Il cerotto medicato porta il suo beneficio di nascosto anche di notte. Non ha bisogno di gastroprotettori perché non intacca altre parti di noi. Il cerotto medicato, secondo me, funziona quando il sistema è già in grado di autoreggersi e autodeterminarsi un po’, quando l’equilibrio globale della persona è piuttosto stabile – che non vuol dire statico o inattaccabile, ma, anzi, dinamico e rigenerantesi ogni volta: perdere l’equilibrio fa parte dello stare in equilibrio dinamicamente. Il cerotto medicato è un dono che unisce e rinforza anche i rapporti, quando ti viene portato a casa da una persona importante: in quel donare c’è già la cura al dolore locale, c’è già un accudimento che rincuora l’infiammazione. Il cerotto medicato da solo potrebbe non fare molto effetto, ma, accompagnato dal riposo fisico e dal lavoro interiore alla ricerca di un nuovo equilibrio, può agire al massimo del suo potenziale e divenire efficace e davvero risolutivo.

            Così nella vita. A volte servono davvero solo dei cerotti medicati. A volte serve davvero qualcuno che te li porta, anche facendoteli riscoprire. A volte basta davvero concentrarsi sul punto locale che duole all’interno di una omeostasi ormai un po’ raggiunta e riconosciuta. Se mi duole un dente non curo tutti i denti, forse basta curare quello lì, nella consapevolezza che gli altri sono sani, la bocca è in salute e l’intero sistema funziona dinamicamente nell’adattamento a se stesso e all’esterno. A volte. Non sempre. Ma a volte sì. Si può fare. Ed è una bella scoperta, anche perché risolutiva.
            Così nelle relazioni. A volte un cerotto medicato può risolvere un rapporto difficile senza dover curare anche tutti gli altri, permettendoci di mantenere la pace e l’amore mutuale in tutti gli altri rapporti. Se uno mi ferisce, ci metto un cerotto proprio lì, e anche solo lì. Il resto lo riguardo, lo osservo e posso scoprire che funziona ancora come funzionava prima. Niente mi avvelena l’animo e mi costringe a divenire quello che non sono, perché curo quel rapporto lì, non tutto il mio sistema. A volte, non sempre, ma a volte sì. E funziona. E come si vede bene, così, che tutto il resto funziona, che le altre parti del tuo sistema interno ed esterno sono sane e belle e piene! Vabbè, hai un cerotto alla schiena e uno sul braccio, ma il resto del corpo non va poi così male. Hai messo un cerotto in quel rapporto che ti faceva male, dove per errore tuo e di chi altro non importa, ti sei strappata un muscolo, infiammata un tendine, hai generato un blocco di energia che vuole scorrere e così ti grida di guardarlo, e ti duole. E tu lo accudisci, lo proteggi e lo curi con il cerotto medicato.

            Chissà che effetto può sortire il cerotto medicato messo sul cuore, quando fa male anche quello. 




Casa Campuccia, 22.o1.2018



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